Sichote-Alin-Naturreservat

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Das Sichote-Alin-Naturreservat (russisch Сихотэ-Алинский заповедник) ist das größte Schutzgebiet im Sichote-Alin-Gebirge im fernen Osten Russlands. Es wurde im Jahr 1935 gegründet und bedeckt eine Fläche von 4014 Quadratkilometern. Das Reservat ist Teil des UNESCO-Weltnaturerbe-Gebietes Sichote-Alin, das 2001 in die Liste aufgenommen wurde.

Etwa 99 % des Reservats sind bewaldet, wobei Nadelwälder dominieren. Das Gebiet schließt Teile des Sichote-Alin-Gebirges ein und erstreckt sich bis zum Japanischen Meer. Der höchste Berg ist die Gluchmanka und erreicht eine Höhe von knapp 1600 Metern. Die anderen Erhebungen des Reservates sind deutlich niedriger. Im Bereich der Mündung der Flüsse Serebrjanka und Dschigitowka ins Meer weichen die Berge und Hügelketten einer flachen Talsenke. Der größte Fluss an den Westhängen des Schutzgebietes ist der Kolumbe, der in den Ussuri mündet how to make your meat tender.

Das bekannteste Tier des Reservates ist der Sibirische Tiger (Panthera tigris altaica). Etwa acht Exemplare dieser Großkatze leben dauerhaft im Reservat, während ebenso viele gelegentlich aus umliegenden Gebieten eindringen. Darüber hinaus beherbergt das Schutzgebiet insgesamt eine sehr vielfältige Tierwelt, die nördliche Arten, wie Hermelin (Mustela erminea) und Vielfraß (Gulo gulo) ebenso einschließt wie südliche Tierarten, beispielsweise die Amurkatze (Prionailurus bengalensis). Andere größere Säugetiere des Gebietes sind Isubrahirsche (Cervus elaphus xanthopygos), Wildschweine (Sus scrofa), Dybowski-Sikahirsche (Cervus nippon hortulorum), Sibirische Rehe (Capreolus pygargus), Sibirische Moschustiere (Moschus moschiferus), Langschwanzgorale (Naemorhedus caudatus), Wölfe (Canis lupus), Eurasische Luchse (Lynx lynx), Fischotter (Lutra lutra), Braunbären (Ursus arctos) und Kragenbären (Ursus tibethanus).

Kulturerbe: Historisches Zentrum von Sankt Petersburg (1990) | Kirchen von Kischi Pogost auf der Insel Kischi im Onegasee (1990) | Kreml und Roter Platz in Moskau&nbsp goalie gloves junior;(1990) | Baudenkmäler von Nowgorod und Umgebung (1990) | Geschichts- und Kulturdenkmäler auf den Solowezki-Inseln am Weißen Meer (1992) | Weiße Monumente von Wladimir und Susdal (1992) | Befestigtes Kloster der heiligen Dreifaltigkeit und des heiligen Sergius in Sergijew Possad (1993) | Auferstehungskirche in Kolomenskoje (1994) | Kreml von Kasan (2000) | Kloster Ferapontow (2000) | Kurische Nehrung (2000) | Zitadelle, Altstadt und Befestigungsanlagen von Derbent (2003) | Kloster Nowodewitschi (2004) | Altstadt von Jaroslawl (2005) | Struve-Bogen (2005) | Historisches Zentrum und archäologische Stätten von Bolgar (2014) | Mariä-Himmelfahrts-Kathedrale der Inselstadt Swijaschsk (2017)

Naturerbe: Urwälder von Komi (1995) | Baikalsee (1996) | Vulkan-Region von Kamtschatka mit dem Naturpark Kljutschewskoi (1996) | Goldene Berge des Altai in Südsibirien (1998) | Westlicher Kaukasus (1999) | Naturschutzgebiet Zentral-Sichote-Alin (2001) | Uws-Nuur-Becken (2003) | Naturreservat Wrangelinsel (2004) | Putorana-Gebirge (2010) | Naturpark Lenafelsen (2012) | Daurische Landschaften (2017)

Aldo Manuzio

Aldo Pio Manuzio, Aldus Pius Manutius in latino (Bassiano, tra 1449 e 1452 – Venezia, 6 febbraio 1515), è stato un editore, grammatico e umanista italiano. È ritenuto tra i maggiori editori d’ogni tempo, fra i primi editori in senso moderno in Europa. Introdusse numerose innovazioni destinate a segnare la storia dell’editoria e promosse avanzamenti della tipografia insuperati fino ai nostri giorni.

Nelle sue prime edizioni si firma latinamente Aldus Mannucius, dal 1493 Manucius e dal 1497 Manutius, che dai posteri è stato poi re-italianizzato in „Manuzio“. È probabile che il nome originario fosse „Mandutio“ (Mandutius). Che il vero nome potesse essere Teobaldo Mannucci è notizia priva di fondamento, sostenuta dall’edizione di pubblico dominio dell’Enciclopedia Britannica ma non confermata dalla letteratura scientifica.

Aldo studiò il latino a Roma, con Gasparino da Verona e Domizio Calderini, e il greco a Ferrara, con Guarino da Verona. Nel 1482 fu a Mirandola assieme al suo amico e compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola. Quando questi si trasferì a Firenze waterproof handphone case, procurò a Manuzio il posto di tutore dei suoi due nipoti Alberto III Pio e Lionello Pio, principi di Carpi. Alberto Pio, molto probabilmente, divenne poi il finanziatore delle prime stampe di Aldo (forse i 5 volumi delle opere di Aristotele), al quale donò anche delle terre nei pressi di Carpi. Il legame con Alberto Pio si mantenne tutta la vita.

In questo periodo devono essere maturati in Aldo dei piani molto precisi su quello che sarebbe diventato il suo progetto editoriale. La sua ambizione principale era quella di preservare la letteratura e la filosofia greca da ulteriore oblio, nonché il grande patrimonio della letteratura latina electric meat tenderizer for sale, diffondendone i capolavori in edizioni stampate. Scelse infine Venezia, la Serenissima, nel momento del suo massimo fulgore, come sede più idonea per la sua tipografia e vi si insediò attorno al 1490. I manoscritti e codici greci della Biblioteca nazionale Marciana (istituita con il lascito da parte del cardinale Bessarione dell’intera sua collezione di libri) proprio in questo periodo stavano rendendo la città lagunare il centro più importante per lo studio dei classici. Lì Manuzio allacciò rapporti di collaborazione e di amicizia con letterati e artisti del tempo e con molti studiosi greci fuggiti da Bisanzio e rifugiatisi a Venezia dopo la caduta dell’Impero Romano d’Oriente (1453).

Questi intensi rapporti intellettuali portarono infine (1502) alla fondazione dell’Accademia Aldina, dedicata agli studi ellenistici, che poteva annoverare fra i suoi membri alcuni dei più grandi studiosi dell’epoca (come Erasmo da Rotterdam, Pietro Bembo e Thomas Linacre). L’Accademia, di cui conosciamo lo statuto, si prefiggeva di dare impulso allo studio dei classici greci in Italia e in Europa. I suoi membri si impegnavano a parlare fra di loro soltanto in greco e, in caso di trasgressioni o errori, a versare una piccola multa a un fondo comune che sarebbe poi servito per organizzare festosi banchetti.

Nel 1494 aprì la tipografia nella contrada di Sant’Agostin. Il suo motto, festina lente ovvero „affrettati con calma“, apparve per la prima volta nel 1498 nella dedica delle opere di Poliziano. Con la pubblicazione delle Terze rime di Dante nel 1502, comparve anche un simbolo raffigurante un’ancora con un delfino, immagine che Manuzio aveva ricavato da un’antica moneta romana donatagli da Pietro Bembo: l’ancora stava a indicare la solidità, il delfino la velocità. Rapidamente, in tutt’Europa, i suoi volumi furono conosciuti con il nome di „edizioni Aldine“.

Nel 1505 Aldo sposò Maria, la figlia di Andrea Torresano (o Torresani) da Asola, che aveva rilevato la tipografia fondata a Venezia da Nicolas Jenson e che dal 1495 era in società con Aldo, assieme a Pierfrancesco Barbarigo, figlio del doge in carica Agostino Barbarigo. Vennero così a fondersi due tra gli editori più importanti della città.

La diffusione della lingua e della filosofia greca sembra essere stata l’ambizione prioritaria rispetto al profitto economico nell’operato di Aldo. La sua principale preoccupazione fu di mantenere altissima la qualità delle sue edizioni (che sono infatti considerate degli autentici tesori dai bibliofili) e non quella di renderle accessibili economicamente alla cerchia più vasta possibile di lettori.

La commercializzazione delle sue opere era affidata a greci, e il greco era la lingua usata nelle conversazioni a casa sua nonché nelle istruzioni a tipografi e legatori. Impiegò non meno di trenta greci come correttori di bozze, ricercatori di manoscritti e calligrafi, sui cui modelli ricalcò i suoi caratteri.

Fra il 1495 e il 1498 pubblicò l’opera di Aristotele in 5 volumi. Nel 1499 dai suoi torchi uscì, in volgare, un libro tanto eccentrico rispetto alla sua produzione quanto celeberrimo: la Hypnerotomachia Poliphili (ossia „La battaglia amorosa di Polifilo in sogno“), romanzo attribuibile al domenicano Francesco Colonna (anche se l’attribuzione è tuttora incerta), con un apparato formidabile di xilografie splendide, uno dei volumi più pregiati (non solo per le illustrazioni) dell’umanesimo italiano.

Nel 1501 dette l’avvio a una collana di libri (di dimensioni e prezzo ridotti) in cui per la prima volta venne utilizzato il carattere corsivo. I caratteri utilizzati erano detti aldini e assomigliavano alle lettere dei manoscritti greci da cui i libri a stampa erano copiati. Dai caratteri trasse il nome l’Accademia Aldina, che Manuzio fondò per accogliere numerosi artisti e studiosi fuggiti da Bisanzio e rifugiatisi a Venezia.

Nel 1501 comparve la sua edizione di Virgilio in quel carattere corsivo che aveva fatto incidere dal bolognese Francesco Griffo (o Griffi) e che diventò tanto celebre da essere d’allora in poi imitato da tutti. Non solo: il volume era anche „in ottavo“, e quindi in un formato molto ridotto rispetto ai grandi e maestosi volumi „in folio“ (cioè un foglio piegato in due, ossia quattro pagine) o a quelli „in quarto“ (cioè di otto pagine). La enchiridion forma rese il libro, per la prima volta, maneggevole, leggero e quindi facilmente trasportabile.

Lo stesso Erasmo da Rotterdam, come tantissimi altri celebri eruditi dell’epoca, fece il primo passo per avvicinare Aldo, con cui nascerà una grande amicizia e una proficua collaborazione. Nel 1508 Aldo pubblicherà i suoi Adagia.

Aldo morì il 6 febbraio 1515, dopo aver stampato circa 130 edizioni in greco, in latino e in volgare, fra le quali anche opere di contemporanei quali Erasmo, Angelo Poliziano o Pietro Bembo, ma soprattutto i grandi classici, da Aristotele a Tucidide, da Erodoto a Cicerone, da Sofocle a Luciano, Catullo, Virgilio, Ovidio, Omero e molti altri.

Dopo la sua morte, il suocero e i due cognati continuarono la sua attività fino alla maggiore età dei suoi figli (fra i quali l’umanista Paolo Manuzio). La tipografia Aldina cessò l’attività dopo la terza generazione, con Aldo Manuzio il Giovane, nel 1590.

Il Progetto Manuzio, archivio elettronico di testi in lingua italiana, porta il suo nome, così come la Aldus Corporation (ora incorporata in Adobe Systems), che nel 1985 pose le basi del Desktop Publishing professionale con il suo programma PageMaker.

I libri stampati da Aldo Manuzio ancora oggi, a quasi cinque secoli di distanza, suscitano interesse e meraviglia. Le circa 130 edizioni in greco, latino e volgare da lui pubblicate in 20 anni di attività sono tuttora studiate in tutto il mondo. Il suo catalogo costituì una specie di enciclopedia del sapere umanistico.

I primi volumi uscirono nel 1494. Furono quelli che Aldo stesso definì i „Precursori della Biblioteca Greca“: Ero e Leandro di Museo, la Galeomyomachia e i Salmi. Tra il 1495 e il 1498 per la prima volta al mondo fu data alle stampe l’edizione completa di Aristotele. Seguirono le opere di Aristofane, Tucidide, Sofocle, Erodoto, Senofonte, Euripide, Demostene e infine Platone. Dal 1501 Aldo si concentrò sui classici latini e italiani che pubblicò per la prima volta in formato in ottavo e nel carattere corsivo, fatto appositamente disegnare all’incisore Francesco Griffo da Bologna.

L’impatto rivoluzionario delle edizioni di Aldo Manuzio appare particolarmente evidente paragonando l’elegante volume in formato ottavo del 1502 contenente la Divina Commedia, stampato in corsivo senza alcun commento, agli ingombranti incunabuli del decennio precedente, che seppellivano il testo di Dante sotto una mole insostenibile di commentari esegetici. Questa edizione, che sarebbe diventata la base di tutte le ristampe per i successivi tre secoli, fu curata da uno dei più eminenti letterati dell’alto Rinascimento, il veneziano Pietro Bembo (1470-1547), che fu uno dei principali consulenti di Aldo.

La II edizione della Commedia, uscita dal torchio a mano del grande stampatore nell’agosto del 1515 a Venezia, risulta essere la prima edizione illustrata in assoluto della famosa opera e, anche per questo, in genere è addirittura più ricercata dell’edizione del 1502.

Meritano inoltre una menzione particolare:

Aldo stesso fu autore di grammatiche classiche (gli Institutionum Grammaticarum libri quatuor), di un trattato di metrica e di traduzioni dal greco e dal latino.

Il contributo forse più significativo di Aldo Manuzio alla moderna cultura della scrittura fu la definitiva sistemazione della punteggiatura: il punto come chiusura di periodo, la virgola, l’apostrofo e l’accento impiegati per la prima volta nella loro forma odierna, nonché dell’invenzione del punto e virgola. È scomparso invece il „punto mobile“, usato da Aldo per chiudere le frasi interne al periodo.

Manuzio è considerato anche l’inventore del carattere corsivo (corsivo italico o aldino), che si richiamava alla scrittura carolina allora ritenuta di epoca romana, e usato per la prima volta nel 1501 per la sua edizione di Virgilio e poi nel 1502 nella sua edizione di Dante (il corsivo si chiama italique in francese e italics in inglese proprio a causa della sua origine nella tipografia veneziana di Manuzio). Esecutore di questo primo corsivo fu l’incisore dell’officina di Aldo, Francesco Griffo. i suoi libri si riconoscevano dal suo marchio con un’ancora e un delfino.

Per i suoi volumi, Aldo introdusse, nell’editoria di cultura, il cosiddetto formato in ottavo (fino ad allora usato solo in talune operette a carattere religioso), diverso dal manoscritto e dagli incunaboli dell’epoca per la sua maneggevolezza, portabilità e per le sue piccole dimensioni. Le Aldine erano quasi un precursore dei libri tascabili odierni best running water bottles. Il nuovo formato fu presto adottato in tutta Europa.

Spetta ancora ad Aldo Manuzio il merito di aver pubblicato il primo catalogo delle proprie edizioni greche (1498) poi aggiornato con le successive opere latine e volgari (1503-13). Nei cataloghi si trova notizia degli argomenti trattati nei libri, trascrivendone i capitoli e fornendo apprezzamenti elogiativi circa la validità dell’opera.

Manuzio editò il primo libro con le pagine numerate su entrambi i lati (recto e verso) ed è stato il fondatore di una dinastia editoriale produttrice di volumi che continuano ad entusiasmare collezionisti e intellettuali.

A lui inoltre è stata dedicata una via a Roma, Milano, a Torino, Parma, Verona e Genova, così come una scuola media a Roma, Latina e Mestre. Anche a Carpi, città di Alberto Pio goalie gloves junior, suo primo sostenitore e finanziatore della sua attività di tipografo, è dedicata una strada oltre che una intera sala nel Museo della Città, all’interno del Palazzo dei Pio.

Appare nella storia „Paperino e la stampa“ sul numero 1617 di Topolino.

Viene citato nel libro “ e nel libro“ L’altra metà del mondo“ di Carlo Nardi

Altri progetti

Mazzin

Mazzin (Mazin in ladino) è un comune italiano di 494 abitanti della provincia di Trento, nonché uno dei comuni che formano la Ladinia. Vi è ubicata la stazione meteorologica di Mazzin. È il primo paese dell’alta Val di Fassa, dove questa si restringe e cambia direzione per rivolgersi con una curva a gomito verso nord-est. Il suo nome è di origine incerta: pare derivi dal nome „Macirnosc“, legato all’attività molitoria. Nel 1370 era noto col nome di „Mazung“.

Si tratta di un comune sparso, in quanto la sede municipale non si trova nell’abitato omonimo ma nella frazione di Fontanazzo.

L’abitato di Mazzin è situato sul conoide del rio Udai, un affluente di destra (orografica) del fiume Avisio, che scende dal gruppo del Catinaccio d’Antermoia dividendo il paese a metà. Pur essendo situato nel punto più stretto della valle, lo sguardo spazia salendo il corso dell’Avisio fino al gruppo del Sella, mentre a sud l’occhio si posa sul gruppo della Vallaccia (Cima Dodici). Ad est, salendo con lo sguardo la val Udai, il villaggio è dominato dal „Polenton“ e dall’appuntita Cima Mantello. Verso est si scorge il Dos dei Pigui, zona di grande interesse archeologico. Il paese è dislocato quasi interamente a monte della SS48.

Più a monte goalie gloves junior, lungo la Strada Statale 48, sorgono nell’ordine le frazioni di Campestrin (Ciampestrin), Fontanazzo (chiamata anche Fontanazzo di Sotto – Fontanac de Sot) e Fontanazzo di Sopra (Fontanac de Sora, contigua a Campitello di Fassa).

Il nucleo storico di Mazzin presenta alcune costruzioni di notevole interesse situate lungo via Roma e sulle sponde del rio Udai. A valle, scendendo il sottopassaggio, appare un gruppo di case con rustico e un capitello con due torrette laterali cuspidate e copertura in lamiera lavorata. Più avanti c’è il cimitero e la chiesa parrocchiale. L’antica strada per l’alta Val di fassa passava per l’attuale via Roma. L’abitato ha mantenuto le caratteristiche del villaggio ladino wholesale youth soccer jerseys, nonostante il moderno residence (che si nota a nord del paese ed è soprannominato „I funghi“) realizzato dall’architetto Giovanni Leo Salvotti de Bindis e soprattutto il complesso residenziale ed alberghiero di Fassalaurina, successivamente ribattezzato „Solaria“, sorto su un conoide sotto le rupi del Pian de la Scofa.

Detta anche „Casa del Moro“, „Casa Battel“ o „castello“ per la presenza di una torre cuspidata. Si tratta di uno dei pochi esempi superstiti di edificio rustico-signorile. Ha impronta romanica. Nel XIX secolo ospitava la „Locanda dell’uomo nero“ di proprietà di Jackob Cassan (sulla facciata a sud si intravede ancora la scritta in tedesco „Gasthaus zum schwarzen Mann“). Di notevole interesse le decorazioni a tempera sugli angoli e attorno a porte e finestre. Sulla porta a nord è decorata la data del 1785. A nord è addossato il rustico. L’edificio contiene inoltre alcuni affreschi sacri: al civico nº 3 una Madonna dell’aiuto con bambino, Sante anime purganti e Veronica e Sant’Antonio da Padova (1791); al nº 3/a due dipinti di San Giovanni Nepomuceno e San Floriano (1791); al nº 1 una Madonna con bambino, Sant’Antonio da Padova e Santa Giuliana (secolo XVII) e un altro dipinto raffigurante San Giovanni Battista e santo (secolo XVII). Si raccontano strane storie su questa casa, che fosse infestata da spiriti maligni e da fantasmi e che sia stata liberata grazie all’iscrizione presente al piano superiore t shirt football maker.

A nord di Casa Cassàn, vi è questo edificio che presenta tracce di decorazioni murarie sulle facciate est e sud. Sulla porta ad est si nota un’iscrizione e sul portale la data del 1518. È uno dei più antichi esempi fassani di edifici interamente in muratura. Era l’antica sede del Vicario del Vescovo e delle prigioni di Fassa.

Fra Mazzin e la frazione Campestrin, sulla sinistra della SS48 poco prima della deviazione per Fassalaurina, c’è il „capitello dei fantasmi“ detto anche „dei lumini“. Si narra che nell’oscurità della notte nei dintorni del capitello si aggirano delle luce e delle fiammelle, che scendevano poi lungo i prati in processione.

È situata a lato della SS48 in posizione decentrata rispetto all’abitato. Fu eretta nel 1573 e consacrata nel 1582, subendo lavori di ampliamento nel 1894. Il campanile venne sopraelevato nel 1923 con l’aggiunta di una seconda cella campanaria. Ha il tetto ripido e il campanile con due celle e cuspide piramidale. Sui fianchi si aprono finestre gotiche. La croce sul timpano porta la data dell’ultimo ampliamento (1894). L’interno è ad una navata ed abside con volte a nervature. L’altare maggiore risale alla metà del XVIII secolo, è in legno policromo e finto marmo. Sulle mensole, statue di San Vescovo e San Nicola. Il tabernacolo reca le state di San Giovanni Battista ed Evangelista bottled water for toddlers. Nel paliotto una pala ad olio con la Sacra Famiglia, opera di Mario Detomas (1959). L’altare laterale destro è un’ancona lignea databile al 1730 con statua di Sant’Antonio con bambino. All’esterno porta altre due statue dei Santi Pietro e Paolo. L’altare laterale sinistro è del 1663 ed è dedicato a Sant’Antonio da Padova. A sinistra la statua di Santa Maria Maddalena ed a destra San Vescovo. L’antipendio, riccamente intagliato, presenta due nicchie laterali con le sculture dei Santi Pietro e Paolo. Nell’arco trionfale si notano 15 bassorilievi in legno policromo del XVII secolo raffiguranti i Misteri del Rosario. A sinistra dell’aula, una pittura ad olio del XIX secolo (San Giuseppe con bambino, Floriano ed angeli). Le tele della via Crucis sono del 1815 e sono opera di artisti del luogo.

Abitanti censiti

Pozza di Fassa (Poza)

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